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Home Economia, diritto e tributi DEEP WEB E CRIPTOMONETA: COME SI TASSA QUALCOSA CHE NON HA IDENTITÀ?
DEEP WEB E CRIPTOMONETA: COME SI TASSA QUALCOSA CHE NON HA IDENTITÀ? PDF Stampa E-mail
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Economia, diritto e tassazione
Scritto da Emanuela Melchiorre   
Giovedì 25 Febbraio 2016 17:15

Che cosa è il Deep web? In molti ormai lo conoscono, se non altro per l'enfasi che Hollywood ha dato a questo mondo sommerso della rete internet divenuto oggetto di numerose serie Crime di successo. Il cosiddetto deep web è un universo di bit poco esplorato e spesso sotto accusa, perché la sua inaccessibilità e l'anonimato che lo caratterizza lo rende il luogo virtuale più vasto per crimini e commerci illegali, anzi è la nuova frontiera dell'illegalità on line.

 

altNel deep web si può ingaggiare un killer per far fuori il capo o la suocera, acquistare droga, farmaci illegali, prostituzione, pedopornografia....
L'e-commerce di ogni perversione non ha confini in questo universo sommerso. Si calcola che l'internet conosciuta ai più rappresenti solamente il 4% dell'intero web. Come in un iceberg ciò che emerge dalla superficie è solo una piccolissima parte. Il grosso dell'iceberg si trova invece sotto la superficie del mare, nelle profondità della rete ove si agita il mistero di internet e dove in pochi riescono a immergersi. Luoghi virtuali dove aspiranti hacker con conoscenze informatiche molto limitate, non in grado cioè di proteggere i propri dati rischiano di fare la fine di un turista che passeggia di notte nei quartieri malfamati di Caracas, con una mappa della città in mano e uno scintillante Rolex d'oro al polso.
Come pagare le prestazioni che la profondità di internet offre? Indubbiamente non per bonifico o carta di credito. Sistemi tradizionali di pagamento in questi luoghi non funzionano e, anche se fosse possibile utilizzarli, rappresenterebbe una grossa ingenuità servirsi di sistemi di pagamento tracciabili e rintracciabili. Mentre i buoni vecchi contanti cadono più in disuso ogni giorno che passa, prende sempre più piede un nuovo mezzo di pagamento, il bitcoin, una forma di moneta virtuale che non lascia traccia, consente di evadere l'imposta sul reddito, l'imposta sui consumi e, di non poco conto, di evitare il pagamento delle commissioni bancarie.
Secondo l'ultimo rapporto redatto dalla BCE sulle cripto valute la quantità di cripto monete in circolazione è di oltre 3 miliardi di euro e la parte del leone la fanno i bitcoin, la moneta virtuale più diffusa.
Le cripto monete e l'ambiente cibernetico dove risiedono aprono scenari nuovi e occasioni vastissime per il riciclaggio anonimo di moneta, cambio di valute tra moneta reale e moneta virtuale, attività di speculazione finanziaria fuori dai canali ufficiali, regolamentati e controllati dalle banche centrali e dalle autorità. Le transazioni vengono effettuate, infatti, su un circuito di trasferimento dei bitcoin del tutto estraneo al circuito bancario o di intermediazione bancaria ufficiale. Sempre secondo le elaborazioni statistiche del report citato si evince che il prezzo del bitcoin in dollari è estremamente oscillante: da ottobre a novembre del 2013 il prezzo del bitocoin è passato da circa 200 dollari a quasi 1200 dollari, per poi tornare nuovamente a 200 dollari nel gennaio 2015 dopo molti mesi di intense oscillazioni, facendo registrare ampie sopravvenienze attive, tutte naturalmente esentasse.
I bitcoin sono monete che esistono solo all'interno dei computer e nella rete internet. Vengono usati legalmente per comperare software, libri, strumenti elettronici. La nuova tecnologia ha consentito l'emergere di nuovi modelli di business, come il prestito e il crowdfunding peer-to-peer, creando fonti alternative di finanziamento sia per gli individui sia per le imprese. Ma a differenza dei soldi, le cripto monete si basano su una rete distributiva autonoma, senza banche centrali, e dove chiunque può controllare il flusso e persino il programma open source che gestisce le transazioni.
La chimera del controllo e della vigilanza
Di fronte a uno scenario tanto complesso, fluido e mutevole poco o nulla possono fare le autorità di controllo e di vigilanza. L'anonimato garantito dal sistema TOR pone problematiche insormontabili relative alla configurazione del reato, all'identificazione del trasgressore e all'individuazione del luogo fisico dove il reato venga commesso. L'utente può accedere in forma anonima ed effettuare compravendite on line di materiale illegale in qualsiasi parte del mondo, utilizzando server collocati in altri paesi. Gli interventi delle forze dell'ordine possono spingersi fino alla chiusura di siti illegali. Emblematico è stato il caso di Silk Road. Ciò non toglie che alla chiusura di un sito ne corrisponda l'apertura di innumerevoli altri in pochi istanti. Qualsiasi intervento normativo a livello di singola nazione risulterà inefficace, poiché data la transnazionalità delle attività illegali non si può prescindere da un approccio e un coordinamento a livello internazionale. Nella rete non esistono i confini nazionali. Naturalmente il campo della cripto moneta non è intrinsecamente precluso alle transazioni commerciali lecite. Potrebbe anzi rappresentare un'ottima occasione di espansione dell'economia reale, specialmente in periodi di crisi recessiva causata da scarsa liquidità in circolazione.
Come si quantifica il deep web?
Altrettanto complesso se non impossibile è la quantificazione del fenomeno per inserirlo nel computo del Pil. Tuttavia l'Europa ce lo chiede! L'Eurostat, l'agenzia statistica della Comunità Europea, obbliga i paesi membri a recepire le indicazioni metodologiche per inserire nel calcolo del Pil alcune forme di economia "criminale" quali contrabbando, spaccio di droga e prostituzione, ossia proprio quelle attività illecite di cui è pieno il deep web. Ma anche in questo caso la transnazionalità complica ulteriormente la questione. Anche se fossimo in grado di stabilire l'effettivo giro d'affari di spaccio di droga o di prestazioni sessuali a pagamento o di contrabbando, quanto di questo giro d'affari dovremmo imputare al nostro paese e quanto al PIL di altri paesi europei ed extracomunitari? Dovremmo considerare la quota di valore aggiunto imputabile alla sola distribuzione? E se la droga transitasse dal nostro paese per una destinazione differente, dovremmo considerare l'attività di import-export di stupefacenti per il computo del PIL italiano? Non c'è dubbio che nella stima del valore aggiunto delle attività criminali assisteremo a errori statistici fenomenali. Per di più il gioco non vale la candela. Il reddito dell'economia sommersa e criminale per definizione sfugge alle autorità fiscali del paese e quindi è inutile ai fini della determinazione della sostenibilità delle finanze pubbliche.

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